Ujjayi pranayama, una pratica preziosa

La parola sanscrita ujjayi viene spesso tradotta come “vittorioso”. Essa deriva dalla radice Ji che si può tradurre con “conquistare” ed il prefisso ud, che significa Schiavitù.  Ujjayi viene quindi definito il pranayama che libera dalla schiavitù.

Definito anche respiro Psichico ujjayi pranayama è in grado di portare la mente a stati sottili, viene praticato insieme a khecari mudra (sigillo della lingua) nelle tecniche meditative tantriche.

Questo esercizio è eccellente per abituarsi a  captare il respiro e la sua energia vitale (prana), allungandolo e controllandolo al meglio. Il suono che questo pranayama produce nella parte posteriore della gola è in grado di rilassare il cervello grazie alla sua vibrazione, calma la mente senza però intorpidirla o addormentarla.

Classificato come pranayama calmante, ujjayi ha anche un effetto leggermente riscaldante, può essere praticato anche in Savasana prima di addormentarsi.

Rallenta il ritmo cardiaco ed è perciò particolarmente utile a chi soffre di ipertensione, da praticare con moderazione invece se si soffre di pressione bassa.

Ujjayi pranayama porta naturalmente l’attenzione verso l’interno, sconsigliato alle persone di natura eccessivamente introversa.

Un Ujjayi attenuatissimo è particolarmente di aiuto per entrare in meditazione, le energie praniche e psichiche sono destate da questa pratica.

Esecuzione:

Sebbene ujjayi possa essere praticato in qualunque posizione, a volte anche per accompagnare alcuni asana si consiglia  di scegliere la posizione a gambe incrociate ( o siddhasana o padmasana) o eventualmente la posizione seduti sui talloni (vajrasana) se si vuole avere effetti più profondi propri del pranayama.

Portate l’attenzione al respiro e attendete che la respirazione divenga calma e ritmica, dopo un po’ trasferite la consapevolezza alla gola, immaginate che l’aria anziché dalle narici entri ed esca direttamente da un forellino sulla gola.

Man mano che la respirazione diviene più profonda contraete gentilmente la glottide  così da frenare l’aria in entrata e in uscita producendo il caratteristico suono dell’ujjayi, simile al leggero russio di un bambino.  Se la pratica sarà corretta vi sarà anche, senza alcuno sforzo una simultanea contrazione dell’addome.

Sia l’inspirazione che l’espirazione dovrebbero essere lunghe, profonde e controllate, concentratevi sul suono prodotto nella gola.

Quando la respirazione sarà perfezionata si potrà applicare khecari mudra.

Iniziate con 10 respiri per poi passare lentamente a 5 minuti o più per maggiori benefici generali.

I pranayama devono portare beneficio, per cui non forzate mai la pratica, evitate la ritenzione del respiro se non siete sotto la guida di un insegnante esperto o del vostro maestro.

Fonti: “Asana pranayama mudra Bandha” Swami Satyananda Saraswati

Anatomia e fisiologia delle tecniche yoga” M.M. Gore

“Pranayama, la dinamica del respiro” Andre van Lisebeth

“Prevenire e guarire con lo yoga” Christine Campagnac-Morette

 

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